Quantasia SA - Coaching and Corporate Training

Scopri come l’adulto impara e promuovi lo spirito di squadra nella tua organizzazione!

Malcom Knowles, educatore statunitense di fama mondiale, introdusse il termine andragogia per indicare l’educazione e l’apprendimento dell’adulto, in contrapposizione alla pedagogia dei bambini. Già negli anni Settanta, Knowles sottolineava come il modo di apprendere degli adulti sia diverso da quello dei bambini, poiché l’adulto per imparare deve essere mosso dall’interesse per l’analisi e la comprensione di ciò che studia, al fine di organizzare l’informazione dentro di sé.

La differenza tra il bambino e l’adulto nell’apprendimento di nuove conoscenze e competenze

L’apprendimento nel bambino è un processo di continua “scoperta del mondo”. Durante l’infanzia il bambino cattura elementi dall’ambiente e sfrutta ogni opportunità per imparare e crescere; quando è privo di censura, questo suo atto è caratterizzato dalla fiducia.

L’adulto, invece, guidato dal senso di responsabilità delle proprie azioni, deve saper gestire e organizzare le informazioni dando un significato personale a ciò che apprende. In una società complessa come quella attuale, dove il volume di informazioni supera la capacità di apprendimento del singolo, l’adulto è chiamato a scegliere cosa e come imparare.

A differenza del bambino, l’apprendimento dell’adulto è selettivo e auto-diretto: (i) impara ciò che desidera imparare; (ii) impara se trova utilità e significato; (iii) attinge alle esperienze pregresse; (iv) si assume la responsabilità del proprio apprendimento; (v) apprende in modo limitato se l’argomento non lo interessa o non ha per lui scopo, dimenticando facilmente le nozioni acquisite.

Come mai alcuni collaboratori non sono motivati a formarsi?

L’adulto, pur desiderando autonomia e responsabilità, in alcuni contesti è costretto a lasciare che siano altri a decidere per lui — come accade per le formazioni aziendali decise dall’HR o dal management. In questi casi, il collaboratore mantiene però il diritto di esprimere resistenza o disinteresse se non si sente coinvolto. L’atteggiamento dell’adulto verso la formazione può quindi apparire ambiguo e contraddittorio.

Molti partecipano ai corsi aziendali non per scelta personale, ma per obbligo. Lo scetticismo verso la formazione continua è spesso legato all’esperienza individuale dell’apprendimento e al proprio vissuto scolastico, che influenzano inevitabilmente il modo di apprendere (o di non apprendere).

Alcuni collaboratori vivono la formazione aziendale come un ritorno a scuola, percepito come umiliante se associato all’idea di non essere abbastanza competenti in ciò che fanno.

Ecco perché spesso il collaboratore è scettico verso le formazioni aziendali proposte dall’HR o dal management, chiedendosi: “Perché dovrei imparare questa cosa? A cosa mi serve? Come si inserisce nelle mie prospettive lavorative?”.

Come motivare i collaboratori a partecipare attivamente alle formazioni aziendali

L’HR dovrebbe considerare le possibili resistenze e adottare un approccio di sensibilizzazione alla formazione che favorisca nel collaboratore l’interesse e la motivazione verso l’apprendimento continuo. Una leva efficace è il coinvolgimento del manager o team leader nel processo di sensibilizzazione alla formazione.

“Promuovere lo spirito di squadra porterà a costruire armonia e unità all’interno dell’organizzazione.”
Henry Fayol, imprenditore americano del XIX secolo.

Per stimolare la voglia di imparare, l’azienda può promuovere una cultura che valorizza le competenze dei collaboratori e ne incentiva la crescita. Questo processo richiede tempo ma produce risultati duraturi in termini di coesione, senso di appartenenza e motivazione del team.

Un altro aspetto cruciale è la scelta del formatore che accompagnerà i collaboratori nello sviluppo delle loro competenze. Un formatore capace di trasmettere il piacere di imparare può influenzare profondamente l’approccio di una persona alla crescita personale e professionale.

Il piacere di imparare è la chiave dell’apprendimento e si trasmette attraverso emozioni e condivisione. Il processo di apprendimento dell’adulto è principalmente sociale (Lave, Wenger, 1991; Gergen, 1994): la dimensione emotiva e l’interazione con gli altri sono elementi indispensabili in aula.

Il metodo Quantasia per stimolare la voglia di imparare

Quantasia SA di Lugano, Ticino, è specializzata in coaching e formazione per lo sviluppo personale e professionale, attraverso l’insegnamento delle competenze trasversali e neuro-emozionali.

Nelle nostre aule, i collaboratori vengono coinvolti attivamente tramite esercizi pratici, scambio e confronto con i colleghi. Questo approccio genera consapevolezza e desiderio di imparare. Quando un collaboratore ritrova curiosità e motivazione, sappiamo di aver raggiunto il nostro obiettivo: da quel momento sarà più propenso a formarsi, a documentarsi e a mettersi in gioco per la propria evoluzione.

Claudia Vece

Fondatrice di Quantasia SA, Claudia è un punto di riferimento nella creazione di strategie che integrano lo sviluppo del capitale umano con quello organizzativo. Con una carriera che spazia dal CEO di aziende internazionali alla consulenza strategica per board aziendali, ha maturato una profonda conoscenza delle dinamiche di leadership e gestione del cambiamento.

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Il Coaching non costituisce terapia.

Il Coaching è un percorso di accompagnamento orientato alla crescita personale e professionale. Il Coach supporta il Cliente nel raggiungimento dei propri obiettivi, facilitando consapevolezza, motivazione, capacità e autonomia decisionale attraverso l’osservazione dei fatti, l’ascolto e il dialogo. Il lavoro del Coach è focalizzato sul presente e sul futuro, senza indagare il passato alla ricerca delle cause di un problema e senza formulare diagnosi o interpretazioni. Il Coach non è un terapeuta, un medico né uno psicologo. In presenza di sintomi, disturbi o patologie, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante o a uno specialista qualificato. Le informazioni eventualmente presenti in questo sito, comprese quelle di carattere medico-scientifico, hanno esclusivamente finalità informative, educative e divulgative, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza personale. Tali contenuti non costituiscono in alcun modo strumenti di diagnosi, trattamento o prescrizione terapeutica e non sostituiscono il parere, la valutazione o l’intervento di professionisti sanitari qualificati. Nessun contenuto presente nel sito deve essere interpretato come consulenza medica, psicologica o terapeutica. Alcuni termini possono essere utilizzati in senso divulgativo o convenzionale, senza implicare competenze di natura medico-sanitaria o psicologica.
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